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CDQ Italia. News

  • Semplificazione e certificazione: la Qualità alleato dello Stato.

    • 06 feb 2012

    Semplificazione e certificazione: la Qualità alleato dello Stato. Cosa significa puntare sulle certificazioni per avviare il processo di semplificazione in favore delle imprese.


    Prima il decreto Brunetta e lo Statuto delle imprese, oggi le misure in materia di autorizzazioni per l'esercizio delle attività economiche e di controlli sulle imprese. Anche con l'insediamento del nuovo Governo, si conferma di voler puntare sulle certificazioni per avviare il processo di semplificazione in favore delle imprese.

    Già l'art. 30 del decreto Brunetta del 2008 disponeva che, per le imprese dotate di certificazione ambientale o di qualità sotto accreditamento, le verifiche periodiche degli Organismi di certificazione sostituissero i controlli amministrativi. Il provvedimento è rimasto inattuato per mancanza dei decreti attuativi, ma ha segnato una linea d'indirizzo, nonostante il principio fosse stato considerato favorevolmente anche dalla Corte Costituzionale (sent 04/12/2009, n. 322).

    Poi l'art. 11 dello Statuto delle Imprese del novembre 2011 "certificazione sostitutiva e procedura di verifica" ha stabilito espressamente che "le certificazioni relative a prodotti, processi e impianti rilasciate alle imprese dagli enti di normalizzazione a ciò autorizzati e da società professionali o da professionisti abilitati sono sostitutive della verifica da parte della pubblica amministrazione e delle autorità competenti, fatti salvi i profili penali", nell'ottica della "progressiva riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese, in particolare delle micro, piccole e medie imprese, in conformità a quanto previsto dalla normativa europea".

    Quanto alle misure dell'attuale Governo, il pacchetto "Semplificazione e Sviluppo" prevede l'emanazione di regolamenti volti, tra l'altro alla "soppressione di controlli sulle imprese in possesso di certificazione ISO o equivalente, per le attività oggetto di tale certificazione", oltre all'emanazione entro la fine del 2012 di uno o più regolamenti per stabilire, tra l'altro, la "sostituzione delle procedure autorizzatorie ambientali con autocertificazioni per le imprese in possesso di certificazioni UNI EN ISO 14.000 o EMAS, con riferimento alle attività oggetto delle certificazioni medesime, e per gli interventi in aree ecologicamente attrezzate".
    Il Governo italiano sta confermando di voler aiutare le imprese a rendere più semplici e rapide procedure e autorizzazioni e di credere nel sistema della certificazione sotto accreditamento, ossia quel sistema di valutazione di conformità a norme volontarie o obbligatorie, effettuato dagli organismi accreditati, quindi autorizzati e controllati da Accredia, l'Ente unico italiano di accreditamento. La certificazione così ottenuta si traduce nel riconoscimento, di una parte terza e indipendente, della bontà di quanto verificato (organizzazione, prodotto, servizio, prestazione etc), che ha il medesimo valore, nel territorio nazionale, come in quello internazionale.

    Sin qui le azioni del Governo: ma le imprese italIane sono preparate? Credono in questo strumento?

    L'ISO, l'organizzazione mondiale che elabora, tra l'altro, le norme sui sistemi di gestione, ha appena pubblicato gli ultimi dati sulla diffusione delle principali certificazioni di qualità nel mondo.
    Dall'analisi riguardante il periodo di tempo dal 1993 al 2010, risulta che le imprese italiane certificate sono le più numerose a livello internazionale. L'edizione 2011 dell'ISO Survey dedicato alle certificazioni rivela, infatti, che in riferimento ad alcune delle maggiori certificazioni (qualità, ambiente, dispositivi medici, sicurezza alimentare, sicurezza delle informazioni e progettazione e produzione nel settore automobilistico) l'Italia è tra i primi Paesi al mondo per numero e trend di crescita.
    Qualità (ISO 9001) - Per ciò che attiene alla "madre di tutte le certificazioni" - la c.d. qualità (ISO 9001) - l'Italia, con 138.892 aziende certificate, è al secondo posto di questa classifica, subito dopo la Cina (297.037) e prima della Federazione Russa (62.265). Per rendere meglio l'idea, e comparare sistemi economici più vicini, basta aggiungere che a livello europeo le nazioni più vicine sono la Spagna (59.854 certificazioni) e la Germania (50.583).

    Qualità ambientale (ISO 14001) - In questo ambito le imprese italiane risultano tra quelle maggiormente attente e organizzate. Qui l'Italia è al quarto posto in classifica con 17.064 certificati, preceduta da Cina (69.784), Giappone (35.016) e Spagna (18.347); e al terzo posto tra i Paesi con il miglior trend di crescita (oltre il 17%).
    Sistema di gestione per produttori o progettisti automotive (ISO/TS 16949) - Per questo tipo di sistema, introdotto soltanto nel 2009 come sviluppo della ISO 9001, l'Italia vanta, alla fine del 2010, 1.118 certificazioni, per un ottavo posto nella classifica mondiale, dietro Cina (14.200), Repubblica della Corea (4014) e USA (3.727). A livello europeo, invece, l'Italia è seconda soltanto alla Germania (3.178) e precede la Francia (1.033).
    Dispositivi medici (ISO 13485) - Per quanto riguarda il sistema per la gestione della qualità utilizzabile sia dalle organizzazioni responsabili della progettazione e produzione dei dispositivi medici (fabbricanti) che dalle organizzazioni che progettano ed erogano servizi a essi correlati, l'Italia con 1.881 certificati è al terzo posto in classifica, dopo Stati Uniti (3.451) e Germania (3.291) registrando la migliore crescita rispetto al 2009 (70%).
    Sistema gestione sicurezza alimentare (ISO 22000) - E' il settore con il migliore trend di crescita mondiale (+34%) con 18.630 certificazioni rilasciate in 138 differenti Paesi. Italia (226 certificati) è solo al 15° posto con Cina (5.575) Grecia (1.197) e Turchia (1.088) ai primi tre posti ma all'ottavo posto per crescita (+84%). Grecia, Turchia, Romania le migliori in Europa (Italia sesta).
    Sistemi di gestione della sicurezza dei servizi informatici (ISO/IEC 27001) - La ISO/IEC 27001 è un sistema di gestione in forte ascesa, in quanto prezioso strumento che sviluppa e utilizza fortemente la tecnologia. In cima alla classifica figura il Giappone (6.264) seguito da India (1.281) e Regno Unito (1.157). L'Italia, con 374 certificati, è all'ottavo posto con un buon trend di crescita pari al +26%. A livello Europeo si posiziona quarta dopo UK, Spagna e Repubblica Ceca.
    "Alla luce dei numeri commenta Federico Grazioli presidente di Accredia - si può facilmente dire che l'Italia sia tra i primissimi Paesi al mondo per numero di certificazioni. Tanto più se si considera che il numero di imprese in Italia è nettamente inferiore a quello di Paesi come Cina e USA".
     

    AL DI LÀ DEI NUMERI: LA CULTURA DELLA QUALITÀ IN ITALIA, LE RAGIONI DEI NUMERI ITALIANI

    Solo in parte, e soltanto relativamente alla certificazione di qualità, si può riconoscere che l'elevato numero di certificati dipenda dalla legislazione italiana che, da una parte ne ha prescritto l'obbligatorietà per la partecipazione a gare pubbliche nel settore costruzioni, e dall'altra dimostra di voler puntare sulle certificazioni per raggiungere la semplificazione del sistema.
    La verità è che nel nostro Paese la cultura della qualità è molto più radicata che in altri e ce ne ricordiamo ogni volta che parliamo di Made in Italy e dell'orgoglio con il quale presentiamo i nostri prodotti all'Estero.
    Con la crisi, il tessuto delle PMI italiane tiene, anche grazie alla qualità.
    Va poi ricordato che nel dicembre 2009 è nata Accredia, che svolge una funzione di authority, rendendo ancor più credibile il sistema della certificazione, soprattutto per ciò che attiene alla formazione dei professionisti che svolgono attività di auditing ed ispezione. Accredia garantisce in questo modo le imprese e i consumatori sulla qualità dei prodotti e dei servizi. Senza considerare l'impatto positivo della sua nascita sulla concorrenza tra Organismi di certificazione, grazie all'incremento dei soggetti accreditati.

    Del resto, i dati dell'ISO possono essere considerati positivi, soltanto a patto di verificare quanto le imprese italiane credano realmente nella certificazione e quanto siano strette le maglie per il loro rilascio ai soggetti che intendono adeguare la propria organizzazione ai sistemi di gestione indicati.

    "Il sistema dell'accreditamento - spiega Federico Grazioli, presidente di Accredia - contribuisce a rendere sempre più frequente il ricorso alla certificazione, perché certificarsi significa ottenere il riconoscimento della qualità di ciò che si organizza, si produce o si offre in termini di prestazione. Mai come negli ultimi mesi stiamo anche dimostrando quanto la certificazione possa impattare sulle PMI e sull'economia".

    Quanto alla percezione delle imprese e alla loro opinione al riguardo, l'Osservatorio creato da Accredia con il Censis, con la collaborazione di Manageritalia, e uno studio realizzato dalla stessa Accredia insieme al CESQA (Centro Studi Qualità e Ambiente dell'Università degli Studi di Padova) - entrambi realizzati alla fine del 2011 - hanno consentito di valutare le performance delle imprese certificate rispetto alle non certificate
    e di registrare le opinioni di manager e imprese sui due principali sistemi di gestione.
     

    LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE FA RISPARMIARE ED È SEMPRE PIÙ DIFFUSA

    I risultati dell'indagine condotta da Accredia e CESQA mostrano un aumento delle organizzazioni in grado di quantificare costi e benefici della certificazione ambientale (47% contro il 35% del 2008), dimostrando come cresca la consapevolezza delle organizzazioni italiane nel valutare l'efficacia degli strumenti di gestione ambientale adottati. Tra i costi ritenuti più rilevanti figura quello delle modifiche ad impianti (38%) mentre tra i benefici, risulta maggiore l'impatto sull'organizzazione (45,5%). Applicare il sistema di gestione ambientale non sembra costare molto. In generale, i singoli interventi di adeguamento raramente richiedono esborsi oltre i 5mila Euro. Discorso diverso per la produzione di energia: se il 57% delle aziende indica costi inferiori ai 5 mila Euro, un significativo 16% segnala invece spese superiori ai 100 mila Euro.
    Benefici economici - I soggetti intervistati percepiscono con chiarezza i maggiori benefici della certificazione ambientale, considerando importante o molto importante la riduzione dei costi relativi alla produzione di rifiuti e dei costi energetici (57%). Il 15% delle organizzazioni dichiara di aver ottenuto un risparmio superiore ai 20 mila Euro sui costi energetici (oltre il 4% li registra superiori ai 100 mila Euro).
    Benefici organizzativi - Chi si certifica ottiene il conseguimento della conformità legislativa, giudicato importante o molto importante dal 96% degli intervistati. L'85%, invece, rileva un miglior rapporto con i clienti, la diminuzione dei rischi penali e civili, e la riduzione del rischio di incidenti ambientali.
    Benefici ambientali - In riferimento ai miglioramenti ambientali conseguiti, le risposte risultano eterogenee, ma oltre il 70% del campione considera importante o molto importante la riduzione del consumo di energia elettrica. Il 65% dà importanza alla minor produzione di rifiuti pericolosi, alla riduzione dei consumi energetici da fonte fossile e di emissioni in atmosfera, e alla sostituzione di sostanze inquinanti con alternative più ecologiche.
     

    L'OSSERVATORIO ACCREDIA SULLA QUALITÀ REALIZZATO CON IL CENSIS IN COLLABORAZIONE CON MANAGERITALIA

    "L'Osservatorio Accredia si pone l'obiettivo di monitorare le dinamiche, i cambiamenti, gli elementi di forza e le criticità del settore della certificazione, con particolare riguardo al segmento dei Sistemi di Gestione per la Qualità (SGQ)". Chiarisce Federico Grazioli che aggiunge: "Si intende in questo modo stimolare una riflessione sugli strumenti e le modalità per rafforzare un comparto - quello della certificazione - dinamico, ricco di competenze specialistiche e che offre un contributo di rilievo al terziario avanzato in Italia, con 168 Organismi di Certificazione ed un giro d'affari che supera i 260 milioni di euro annui".

    Nel confronto fra imprese certificate e non, le prime mostrano nel tempo migliori performance per ciò che concerne i livelli di redditività del capitale, degli investimenti e del fatturato; e gran parte degli aspetti legati alla gestione corrente (sia nella componente di formazione di liquidità operativa che nella gestione delle scorte e dei crediti commerciali).

    "Il ripetersi nel tempo di alcuni fenomeni positivi - osserva Grazioli - sembrerebbe dimostrare che laddove l'azienda dispone di un sistema di qualità ben costruito, le probabilità di innalzamento dell'efficienza di alcune funzioni sono maggiori. Peraltro la neutralità che l'SGQ sembra avere sulla gestione della liquidità potrebbe essere dettata dal fatto che la stessa dipende non tanto dal miglioramento delle condizioni interne all'impresa, quanto da fattori esterni quali la maggiore o minore accessibilità al credito bancario ed il costo del denaro.

    Particolarmente consistente risulta la differenza tra imprese certificate e non, relativamente ad alcune misure di redditività, quali il capitale prima delle tasse sul valore delle vendite, il Roi ed il Roe. Per alcuni anni tra i due campioni la differenza supera i 5 punti. Infine, i dati raccolti ed estratti con metodo casuale mostrano un deterioramento degli indici in entrambi i campioni nel momento dell'avvio della crisi, ovvero nel 2008, tuttavia il calo appare meno accentuato tra le imprese con certificato ISO 9001 e più marcato tra le aziende non certificate. Sulla gestione corrente permangono differenze interessanti tra i due campioni, specie per gli indici che riguardano la gestione del circolante operativo. Ad esempio, la rotazione del capitale investito e del circolante lordo è generalmente maggiore nelle aziende con certificazione di qualità, quasi ad indicare livelli di business mediamente più alti e intensi rispetto ad imprese non certificate: Complessivamente le certificate rivelano un dinamismo maggiore.
    Imprese e domanda di qualità (in collaborazione con Manageritalia)
    Per sondare l'approccio delle imprese al sistema di gestione, è stata effettuata un'indagine con il supporto di Manageritalia, una delle principali Associazioni di rappresentanza dei dirigenti del settore pubblico e privato. La maggior parte delle aziende rispondenti (62,2%) dispone di certificazione di qualità, il 10,6% prevede di dotarsene, mentre il restante 27,2% non è interessato.
    Le imprese hanno espresso la propria visione di ciò che significa "qualità". In particolare per oltre il 90% del campione essa:
    - è una forma mentis, in quanto declina nell'agire quotidiano la filosofia aziendale;
    - nasce dalla relazionalità, in quanto si costruisce ascoltando clienti e fornitori e lavorando al loro fianco;
    - è necessaria, rappresentando un diritto dei clienti e un dovere delle aziende;
    - è connaturata a una gestione manageriale dell'impresa.
    Analogamente, è possibile cogliere un elevato livello di condivisione relativamente a quello che la qualità e la relativa certificazione non sono, ovvero non un costo da pagare per qualcosa di superfluo, ma un requisito indispensabile per essere competitivi ed in grado di rispondere ai mutamenti del mercato (lo crede l'89% degli intervistati). La certificazione non è uno specchietto per le allodole, benché non sia di per sé sufficiente a garantire la qualità (96% del campione).
    Il nucleo solido delle imprese fidelizzate
    Il Sistema di Gestione per la Qualità è considerato uno strumento utile a razionalizzare i processi interni, a definire un obiettivo di efficienza e a individuare eventuali elementi di debolezza dell'organizzazione.
    Soltanto il 10% dei manager di aziende certificate si dichiara non soddisfatto, lamentando che gli adempimenti richiesti incidono negativamente sull'operatività aziendale, complicando i passaggi e appesantendo le procedure. Il restante 90% ha invece una percezione positiva della certificazione e il 15% la reputa una scelta strategica che ha consentito all'impresa di compiere un autentico salto di qualità.
    Le aziende non certificate
    Quasi un quarto dei manager intervistati fa riferimento ad aziende che non dispongono di Sistemi di Gestione per la Qualità. Tuttavia il 39% di queste dispone di altra certificazione più specialistica.
    Vi è invece un 31% di manager che - pur avendo preso in esame l'alternativa della certificazione di qualità - conclude che un simile riconoscimento non porterebbe alcun beneficio nei rapporti con i propri clienti.
    Una quota superiore al 10% dell'intero campione guarda con attenzione alle prospettive e alle opportunità offerte dalla certificazione di qualità. Le motivazioni che possono spingere a certificarsi è che l'ISO 9001 aiuta ad individuare gli elementi di forza ma anche di debolezza su cui intervenire. Per molti, inoltre, il certificato di qualità è portatore, di per sé, di prestigio e rafforzamento sul mercato, mentre altre aziende hanno ricevuto un'esplicita richiesta dai propri clienti per continuare a essere loro fornitori.

    "Se alla luce di tutto ciò - conclude Grazioli - possiamo dire che il sistema funziona e può veramente rispondere alle esigenze di semplificazione del Governo e, soprattutto, delle imprese, mi preme sottolineare una questione ancora non risolta. Sin dal momento della nostra nascita, con il Ministero dello Sviluppo Economico e con gli altri Dicasteri competenti abbiamo immediatamente avviato una intensa collaborazione per dare immediata applicazione a tutte le direttive di nuovo approccio che prevedono l'accreditamento di organismi di certificazione per il marchio CE. Rileviamo purtroppo che, nonostante i nostri sforzi, gli organismi in precedenza accreditati dal MSE sono stati espulsi dalla Banca Dati (NANDO) della Commissione Europea. Si tratta di un grave problema, in quanto l'assenza da questa banca dati rappresenta un danno serio per i 250 organismi di certificazione che hanno richiesto l'accreditamento, aziende che, senza l'inserimento, non possono operare sul mercato, non solo italiano ma anche internazionale. A ciò si aggiungano le pesanti conseguenze per tutte le PMI che realizzano prodotti e servizi nei settori di competenza delle direttive. Si tratta, solo per citare alcuni esempi, di giocattoli, contatori acqua/gas/energia elettrica; bilance; tassametri, ecc.; caldaie ad acqua calda; macchine ad uso industriale; ascensori; dispositivi di protezione individuali (es. scarpe antinfortunistiche, caschi protettivi da lavoro, cinture anticaduta, ecc.); il servizio europeo di telepedaggio.
    Se la Commissione Europea non interverrà per sbloccare la Banca Dati riguardo le notifiche italiane, in questi settori i nostri prodotti avranno problemi di circolazione sul territorio europeo con inevitabili ripercussioni sul business delle imprese. Tanto per fare un esempio, l'Italia detiene il 40% del mercato europeo sugli ascensori, considerando prodotto e manutenzione. Un inconveniente come questo potrebbe creare un grande danno al sistema economico italiano.

    fonte: ACCREDIA.IT

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